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clelia 3


rappresentante della gioventù romana — non della gioventù effeminata — data alle dissipazioni — piegata al servaggio — ma di quella onde usciva un giorno il nerbo di quelle legioni davanti alle quali la falange macedone indietreggiava.

Attilio, chiamato da’ compagni di studio — l’Antinoo Romano, per la bellezza delle sue forme — amava la Clelia — di quell’amore per cui i rischi della vita sono giuochi, il pericolo della morte, una ventura.

Nella via che dalla Lungara ascende al monte Gianicolo — non lungi dalla fontana di Montorio era posta la dimora di Clelia. — La sua famiglia era di artisti in marmo — professione la quale permette in Roma una certa vita indipendente — se pure indipendenza può esistere, ove padroneggiano preti. —

Il padre di Clelia — già prossimo alla cinquantina — era uomo di costituzione robusta — serbata nel suo vigore da una vita laboriosa e sobria. — La madre era pure di sana complessione — ma delicata. — Essa aveva un cuore d’angiolo — e faceva le delizie della sua famiglia non solo — ma era adorata da tutti i vicini.

Si diceva che Clelia accoppiava alle sembianze angeliche della mamma — la robusta