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Policarpo (esterrefatto). — Gesummio! Si sarebbe perduto il tuo talma! dunque la mia famiglia è sopra un abisso?

Agenore. — Papà oggi ch’è Natale, mi ci porti al teatro meccanico?

Policarpo, volgendosi verso Agenore, lo vede più che mai dedicato all’insaponatura della spalliera, e gli grida:

— Nequitosa creatura, tu sperperi in tal modo quella schiuma che è precisamente destinata al mento del genitore? e tu mi rovini, con tanta animadversione, quella seggiola, che servì di base alla santa memoria di tuo nonno? e tu manometti con precoce impulso di brutale malvagità, quel pennello cui può solamente adibire la barba paterna?

Eufemia (minacciando Agenore). — Metti subito via il pennello se no ti tiro quello che mi viene alle mani.

Policarpo. — Ed io quello che mi viene ai piedi, che poi sarebbe il frutto della mia legittima indignazione.