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dell’uva. 241

il superiore, poichè il primo essendo troppo vicino al suolo, facilmente resta imbrattato di terra quando cadano forti piogge. Sarà poi bene cimare o tagliar via con una forbice in A l’apice o punta del grappolo (fig. 275), onde la restante porzione possa meglio ingrossare e maturare: come pure quando l’uva comincia a prendere colore, colla forbice si taglieranno le foglie che stanno verso il muro, preferibilmente le meno sviluppate, avendo cura di lasciarne il picciuolo, e di non togliere quelle che stanno sul davanti, le quali difendono l’uva dalla forza dei raggi solari. Quando poi l’uva sia matura, allora soltanto si levano le foglie che coprono i grappoli; quest’ultima operazione si farà in giorno nuvoloso, acciò gli acini non risentano un improvviso e forte ardore del sole, il quale li farebbe indurire. L’ultima sfogliatura arresta del tutto la vegetazione, fa maturare completamente i grappoli, e dà maggior consistenza al tralcio, restando esposto al sole. La sfogliatura fatta troppo presto, o troppo abbondante fin dalla prima volta, invece di accelerare la maturanza, ne la ritarderebbe e farebbe restare gli acini più piccoli.

Fatto il raccolto dell’uva si tolgono tutti i legami, e la spalliera rimane disposta come la figura 276. E nel seguente febbrajo, in giorno sereno e che non geli, si fa il taglio, servendosi della tanaglia già indicata ove parlammo della potatura delle viti in campagna. Dei due tralci che presenta ogni ceppo, si sceglie il più vigoroso, e l’altro si taglia ben presso il gambo, conservando anche in questo caso di preferenza il più basso A. Tutti poi, ad eccezione del tralcio B del primo gambo destinato a formare il primo cordone, si tagliano appena sopra il bottone più vicino al traverso inferiore dell’intelajatura ed ogni anno lo si allungherà di 0m,25, finchè siasi ottenuta quell’altezza cui vuolsi stabilire il cordone, in modo che, una spalliera di cinque ordini, soltanto al decimo anno potrà essere completata. Volendo si potrebbe far più presto, stante il vigore col quale vegetano le viti, ma l’umore non essendo rattenuto nel suo corso dalle numerose cicatrici e nodosità, si porta troppo facilmente alle estremità e lascia languenti le parli inferiori o più vicine al gambo;