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a 600 ettolitri per ettaro. Nel primo anno vi ha la perdita d’un quarto del prodotto ordinario. Nel secondo nessun effetto benefico, ma nocivo, se la marna non fu ben polverizzata dal gelo. Nel 3.°, 4.° e 5.° effetti nocivi al trifoglio (pianta che a mio parere non dovrebbe anzi trar profitto, siccome abbisognevole di calce). Dal 7.° al 11. ° incluso, buoni effetti e prodotti abbondanti. Comincia a soffrire l’avena ed il pomo di terra nel 12.° e 13.° anno. Il 14.° e 15.° mostrano la necessità di una nuova marnatura, co’ suoi inconvenienti. La calce all’incontro tiene effetti più pronti, ecc., ecc.

E gl’inconvenienti della marna, e gli effetti più pronti della calce, sono dovuti, secondo me, alla composizione diversa di questi materiali. La calce è già un ossido che, appena aggiunto al terreno ed in presenza dell’aria, si converte in carbonato, ed in tale stato può essere più facilmente ridotta a bicarbonato solubile per mezzo dell’acido carbonico delle radici. La marna all’incontro contiene altresì dell’argilla che non mai risentì alcuna influenza o contatto di materie organiche, e che per conseguenza funziona per molto tempo quale agente conservatore, per saturarsi a spese delle materie utili che trova nel terreno. Invece dunque d’un solo materiale (la calce) che agisce assorbendo e trattenendo le sostanze concimanti, ve n’ha un secondo (l’argilla), il quale tiene la stessa azione in un modo più energico.

Ma ritornando alla lettera del Thénard, anche Liebig aveva già ammesso, come risulta dai fatti da me citati, una distinzione fra le diverse qualità di terreno. Cioè che, quanto più abbonda l’argilla, l’allumina, e gli ossidi di ferro, tanto meglio un terreno assorbe e trattiene i concimi; e che quanto più un terreno abbonda di silice diminuisce all’incontro in lui questa facoltà.

D’onde la conseguenza, che la pratica ha già sancito col detto volgare, che i terreni leggieri (silicei) consumano o divorano i concimi. D’onde la necessaria con-