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CAPITOLO XIII

Come l'autore trova una ninfa chiamata Taura,
la quale gli rende ragione di molti fenomeni.

     Appena eravamo iti un miglio e mezzo,
ch’io vidi in una valle una donzella
sotto una quercia, che si stava al rezzo.
     Io andai a lei e dissi:— O ninfa bella,
5di qual reame se’? O dolce dama,
deh, fammi cortesia di tua favella,
     e dimmi il nome tuo come si chiama.
Cosí soletta senza compagnia
aspetti tu alcun, che forse t’ama?—
     10Ella si volse e riverenzia pria
fece alla dea; e poi cosí rispose
alle parol della domanda mia.
     — Del van Cupido saette amorose
giammai sentii; ed egli mi dispiace
15e suoi costumi e sue caduche cose.
     Dall’alto regno, che a Vulcan soggiace,
son io venuta all’ombra a mio diletto,
ché starsi al fresco alle sue ninfe piace.
     Se vuoi saper come il mio nome è detto,
20Taura son chiamata e qui dimoro
a questo orezzo e nullo amante aspetto.
     E spesso l’altre ninfe del mio coro
vengono qui e vanno quinci a spasso
con vestimenti e con corone d’oro.
     25Ma tu chi se’ e dove movi il passo?—
Ed io risposi:— L’amor m’ha condutto
per questo loco faticoso e lasso.