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Poscia al secondo ciel, che piú risplende,

       dall'amorosa scorta io fui condotto;
 105   e questo l'altro circonda e comprende.
       Lí sta Mercurio, e l'animo fa dotto
       nell'eloquenza ed anco signoreggia
       sopra agli attivi nel mondo di sotto.
       E, perché l'epiciclo suo attorneggia
 110   il volto al Sole, il suo lume minore
       fa Febo che nel mondo non si veggia;
       ché sempre mai la luce e lo splendore
       convien ch'offuschi, manchi e che s'appochi
       alla presenza del lume maggiore.
 115   Angeli e santi io vidi in mille lochi
       giranti su e giú ed ire a danza,
       con canti dolci ed amorosi invochi:
       canto, che tanto quel di quaggiú avanza,
       che, poi che io torna' al mondo diserto,
 120   ogni dolce armonia m'è dissonanza.
       E, perché ben ridir non posso aperto
       quello ch'io vidi, vuol però la musa
       ch'io ponga fine al mio parlar coperto.
       Il suo comando a me fará la scusa,
 125   e che nel mondo il ben non è inteso,
       dove la 'nvidia la vertude accusa.
       Dacché san Paulo, quando fu disceso
       dal terzo ciel dell'amorosa stella,
       di quell'arcano, il qual avea compreso,
 130   a' mortali non disse altra novella,
       se non:--Io fui e vidi ed io udii
       cosa, che di quaggiú non si favella;--
       chi dir potrebbe degli angeli pii
       e della venustá, che 'n lor si spande,
 135   che, a rispetto dell'uom, paiono dii?
       O palazzo di Dio, tanto se' grande,
       che mille miglia e piú 'l Zenitte muta,
       quando avvien ch'un quaggiú un sol passo ande.

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