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       E di due scorte meco era sol una,
       cioè la Caritá, che risplendea
       sí, che ogni luce arebbe fatta bruna.
       E questa dolce guida ed alma dea
 140   disse:--Alla quinta essenza io t'ho condotto
       dall'altra trasmutabile e sí rea.
       Ciò che sta a questo ciel laggiú di sotto,
       subiace al tempo e convien vada e vegna
       in non niente ed in stato corrotto.--
 145   E poi soggiunse quella dea benegna:
       --'Nanti che trascorriam noi questi cieli
       ed ogni intelligenza che qui regna,
       conviene che il mio offizio ti disveli,
       acciò che, quando torni tra' mortali,
 150   gli atti miei lor insegni e lor riveli.--
       Risposi:--O sacra dea, tra tanti mali
       per veder le vertudi io son venuto;
       e tu a salire qui m'hai dato l'ali.
       Però te invoco ed a te chiedo aiuto,
 155   che tu m'insegni te, sicché, allora
       ch'al mondo narrerò ciò c'ho veduto,
       del regno tuo io possa dir ancora;
       e che vertú in tanto è vertuosa,
       in quanto amor la 'nforma ed avvalora:
 160   non amor di Cupido o d'util cosa,
       ma quel, che 'l sommo Ben ferma per segno,
       e fa l'anima a Dio fedele sposa,
       sí ch'ogni amor, ch'è fuor di lui, ha a sdegno.--


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