Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/361


100 Poi miglia' d'alme m'apparson innanti,

       ed un angelo die' splendide stole,
       in scambio delli corpi, a lor per manti.
       Sí come un'altra cosa dar si suole
       per consolar alquanto chi pur chiede,
 105   quando non puote aver quel ch'egli vuole;
       cosí l'agnol le vesti bianche diede
       e disse a lor:--Queste vestite, intanto
       che d'uomin s'émpian le superne sede.--
       Quell'alme allora andonno in ogni canto,
 110   cercando il tempio, e lor corpi mirando
       con tal desio, che mi mossono a pianto.
       --Il corpo mio è questo: o Dio, oh! quando
       lo mi rivestirò?--dicevan molti.
       Alquanti il sangue lor givan basciando;
 115   alquanti dimostravan li loro volti
       e le ferite e le lor membra sparte,
       le braccia e i piè intra li ferri involti.
       Po', come fa l'amico, che si parte
       dall'altro amico, e, perché amor dimostri,
 120   sospira e dice:--A me incresce lasciarte;--
       cosí dissono quelli:--O corpi nostri,
       dormite in pace, e tosto Dio ne doni
       voi venir nosco alli beati chiostri.--
       Poi se n'andôn con piú dolci canzoni,
 125   e sol rimase meco il Vaso eletto,
       il qual proferse a me questi sermoni:
       --Se d'altro vuoi ch'io informi il tuo intelletto,
       mentr'io son teco, perché non domandi?--
       Ed io, che il domandar avíe concetto,
 130   risposi:--O dottor mio, da che 'l comandi,
       dichiara a me in qual etá li morti
       resurgeranno e quanto parvi o grandi.--
       Ed egli a me:--Di lor saran due sorti,
       com'io ho detto, ed una de' captivi,
 135   l'altra di quei ch'a ben far funno accorti.

p. 356