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       Tre a' benefattor, che ben ne fanno:
  65   prima, che chi riceve, non si scorde
       del benefizio, né di quei che 'l dánno;
       e poscia ch'el ringrazi almeno in corde,
       s'egli non pò coll'opera, e in aperto
       sovente con la lingua lo ricorde.
  70   Ma ora il mondo è sí rio e diserto,
       che, quando il benefizio molto eccede,
       sí che non può o non vuol render merto,
       si duol, se scontra ovver presente vede
       il suo benefattor e china il volto;
  75   ed alcun altro in piú error procede,
       ché, quando il benefizio è grande molto,
       al suo benefattor opta la morte,
       che dall'obligo suo ne sia disciolto.
       Non però 'l liberal chiuda le porte
  80   per l'altrui vizio alla sua cortesia,
       né lassi, a dar, tener le mani sporte;
       ché chiunque dá ch'a lui donato sia
       per ricompenso, non è liberale,
       ma mercatante ch'usa mercanzia.
  85   Tre cose debbi a chiunque tu se' eguale:
       prima, equitá d'una bilancia ritta,
       sí che la sua non saglia e la tua cale.
       L'altra è la legge nel Vangelio scritta:
       ch'altrui non facci cosa, che vorresti
  90   che a te non fusse fatta, né anco ditta.
       Concordia vien la terza dopo questi
       tra l'arti, tra i compagni e dentro al tetto,
       dove dimori, e i vicin non molesti.
       Ed al superior, cui se' subietto,
  95   due cose debbi; e, prima, obbedienza,
       poi onorarlo con fatto e con detto.
       Tre cose al padre, di cui se' semenza,
       ed alla madre tua ed a' primi avi,
       e prima sopra tutto riverenza.

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