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       Ed anco è detta sposa delli dèi,
       che son propizi e non corron mai tosto,
       ma tardi alla vendetta contr'a' rei.
       Ell'è che esser fe' Cesare Agosto
 140   contra 'l nemico suo giá mansueto,
       il qual a tradir lui s'era disposto.
       Ed egli el chiamò seco nel secreto
       dentro alla cambra sua cogli usci chiusi,
       ove gli disse con parlar quieto:
 145   --Non è bisogno, amico, che ti scusi,
       ch'è manifesto e non ne puoi far niego
       del tradimento, che contra me usi.
       Ma una cosa a te chiedendo prego,
       che della tua amistá mi facci dono;
 150   ed io similemente a te mi lego.
       E ciò c'hai detto o fatto ti perdono.--
       E, per piú fede, a lui la destra porse:
       cosí 'l fe' amico a sé verace e buono.
       Questa è, che fe' ch'Alessandro soccorse
 155   con gran benignitá al suo vassallo,
       quando del suo bisogno egli s'accorse,
       e desmontò de su del suo cavallo,
       e del suo manto le membra gli avvolse,
       ché uopo non avea d'altro metallo.
 160   Traian l'insegne al suo gran carro folse
       solo alla voce d'una vedovetta,
       al cui parlar mansueto si volse,
       dicendo:--Imperador, fammi vendetta,
       ché 'l tuo figliolo il mio figliol m'ha tolto,
 165   ond'io a lamentarmi son costretta.--
       Ed ei rispose con benigno volto:
       --Il mio figliolo, o donna che ti lagni,
       ti dono in cambio di quel c'hai sepolto.--
       Cesare primo, il maggior tra li magni,
 170   li suo' famigli ovver li suoi subietti
       non li chiamava «servi», ma «compagni»,
       facendo a loro onore in fatti e in detti.--


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