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262 libro terzo

CAPITOLO XIV

Della lussuria e delle sue specie.

     Su nell’ultima piaggia io era giunto;
e, quando per la strada io movea ’l passo,
scontrai Cupido, il qual m’avea trapunto,
     non però mai ch’e’ mi gittasse al basso:
5timor di Dio e vergogna del mondo
mi tennon ritto come quadro sasso.
     Trovai adunque lui vaghetto e biondo,
de cui beltá negli altri versi scrissi,
che mai sí bello fu, né sí giocondo.
     10Ma ora veggio ben che ’l falso dissi;
ch’egli è crudele e brutto e pien di tosco,
chi ben rimira lui cogli occhi fissi.
     Quando mi vide, egli fuggí in un bosco,
ch’era ivi appresso, ove nulle eran frondi;
15ma era smorto, secco e tutto fosco.
     — Perché, Cupido, da me ti nascondi?
— chiamava io forte, dietro seguitando;—
perché pur fuggi, perché non rispondi?
     Io son colui che teco venni, quando
20le ninfe mi mostrasti e la via dura,
e sempre stetti presto al tuo comando.
     Demostra la tua faccia bella e pura.—
Allor voltossi, ed era sí travolto,
che, quando el vidi, mi mise paura.
     25Egli era smorto, e gli occhi brutti e ’l volto;
e su nel capo nero avea due corni,
e gli atti avea pazzeschi come stolto.