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E, come a suon di tromba e di stormenti

       s'accende a piú furor la gran battaglia,
  30   cosí facean tra sé le crudel genti.
       Ognun perfora l'altro, smembra e taglia.
       Non viddon tanto sangue i miser prati
       dell'Affrica, di Troia e di Tessaglia.
       Tutti si son nemici e tutti irati;
  35   e nullo colpo lor mai fere indarno,
       ché son, se non di spade, disarmati.
       Pensando, ancor m'impallido e descarno,
       vedendo che del sangue de' tapini
       si facea il fiume vie maggior che l'Arno.
  40   Megera poi de' guelfi e ghibellini
       trasse le insegne fuor tutte resperse
       di sangue vivo e peli serpentini.
       E l'una contra l'altra andâro avverse,
       e tanto sangue su quel pian si sparse,
  45   che tutta quella terra sen coperse.
       Di questo il fiume vidi maggior farse:
       allor le Furie corson come l'oca
       dentro in quel fiume nel sangue a bagnarse.
       Ahi, cieca Italia, qual furor t'infoca
  50   tanto che 'n te medesma ti dividi,
       onde convien che manchi e che sie poca?
       Non guardi, o miseranda, che ti guidi
       dietro a due nomi strani e falsi e vani?
       che per questo ti sfai e i tuoi uccidi?
  55   Per questo i tuoi figliol sí come cani
       rissano insieme e fan le gran ruine,
       e i cittadini fai diventar strani.
       Non sapendo il principio ovvero 'l fine,
       l'offesa o il beneficio, prendi parte
  60   contra li tuoi e cittá pellegrine.
       Pel sangue effuso e per le membra sparte,
       li tuoi figlioli a' mal nati fratelli
       e te a Tebe è degno assomigliarte;