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capitolo x 245

     100Questo tra ’l sangue crudo e tra le spade
prende diletto e, benché altri gridi,
non ha misericordia, né pietade.
     Dall’ira escon battaglie ed omicidi,
insulti, oltraggi, onte, risse e guerra,
105le grandi espulsion de’ propri nidi.
     Se ’l detto mio attendi, che non erra,
questa è che ha guasto il mondo e le gran ville
e che li gran reami gitta a terra.
     Questa è ch’uccise Ettòr ed anche Achille,
110e che ha divisa Italia e che redusse
Roma e Cartago in foco ed in faville.
     Quando Dio l’uomo da prima produsse,
non l’armò giá di denti ovver d’artigli,
sol perché pio e mansueto fusse.
     115Ma ’l miser’uomo, purché ira il pigli,
fèra crudel si fa, e nella vista
par ben ch’ad un dimonio s’assomigli.
     E, se saper tu vuoi quanto s’attrista,
quando Ira sua vendetta far non puote,
120e quanta doglia in se medesma acquista,
     ella si morde i labbri e si percote,
e rompe e spezza e furiosa mira,
e svelle a sé la barba dalle gote.
     E ciò che far non può la crudel Ira
125incontro altrui, adopera in se stessa
e fassi preda a sé e si martíra.
     E, se la spen di far vendetta cessa
o troppo tarda, allora questa fèra
piange per la vendetta non concessa.
     130Perché ben abbi la scienza intera,
ira è disio d’alcun mal vindicarse,
ch’alcun riceve e vendicarlo spera.
     Onde, se alcun vedesse iniuriarse
da un grande eccellente ovver signore,
135ed ei non possa o speri d’aiutarse,