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capitolo xvii 179

     In questo, in cui avarizia si spande,
quell’è maggior che piú aver possede,
e quel si fa che regga e che comande.
     Iustizia, caritá e ferma fede
35fundâr quest’altro, e ’l sangue e dura morte,
che die’ ’l martirio dietro al primo erede.
     Però sta fermo ed anco è tanto forte,
che nol vincon Satán e tutti i suoi,
né posson contro lui l’infernal porte.
     40In mezzo a quel collegio venne poi
un mostro armato in forma tanto brutta,
che, pur pensando, ancor par che mi nòi.
     La faccia umana avea di mala putta
e tutto il busto in forma serpentina;
45ed ella d’oro era coperta tutta.
     Sotto suoi piè teneva una regina
tanto formosa, che la sua beltade
non parea cosa umana, ma divina.
     E colla coda armata di tre spade
50la percoteva tanto asperamente,
che ogni gran crudel n’aría piatade.
     — Quel c’ha la faccia umana ed è serpente
— disse Minerva,— della belva nacque,
che diede ad Eva il cibo fraudulente.—
     55Poi, rimirando, sí come a lei piacque,
io vidi l’idol Nummo del talento,
che stava presso alle tempestose acque.
     E credi a me, lettor, ché non ti mento,
che da Pluto e da’ suoi era onorato
60vieppiú che Dio assai per ognun cento.
     Plutone in prima a lui inginocchiato,
poi tutti gli altri gli offersero un core,
il don che al sommo Dio saría piú grato.
     E come Ignazio «Iesú Salvatore»,
65cosí tra quelli cori io vidi scritto
«denar», «denar», «denar» dentro e di fuore.