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capitolo xv 171

     100Il ventre fe’ squamoso e serpentino,
e negro il petto piú che gelso mézzo,
le man pelose e l’ugne quasi uncino.
     Mentre si trasmutava a pezzo a pezzo,
mise due ali assai piú ner che corvo;
105cornuto il capo e ’l viso fe’ d’un ghezzo.
     La bocca fe’ d’un porco, il naso córvo:
cosí dimon si fece a poco a poco
cogli occhi rosci e collo sguardo torvo.
     Per tutti i nove fòr gittava foco;
110ma nella bocca egli era acceso piue
che una fiamma, in che soffiasse coco.
     Mentr’i’ ammirava, ancor ne vidi due
del maladetto cifo abbeverarne;
e l’un diventò lupo, e l’altro bue.
     115Io vidi molti poscia trasmutarne
in cani e volpi ed in leoni ed orsi,
e draghi farsi dall’umana carne.
     Per tutti i lochi, ch’io avea trascorsi,
non stetti cosa a veder tanto vaga
120quanto che questa, quand’io me n’accorsi.
     — Ahi, gente fatta alla divina imago
— disse Minerva,— perché ’n te trasmuti
la bella effigie in lupo ovver in drago?
     Perché visson giá questi come bruti,
125a lor Iustizia questa pena rende,
che li sembianti umani abbian perduti;
     ché non è uom, se ’l vizio tanto apprende,
che non conosce il male e non ha pena
e non vergogna e téma, quando offende;
     130ché Dio ha posta in voi luce serena,
che fa che il mal da prima si conosca,
e vergogna e timor dá, che ’l raffrena.
     Ma, quando alcun tanto il peccato attosca,
che non vergogna e che non ha timore,
135segno è che quella luce in lui è fosca.