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 100   Alquanto inver' di lui li passi pinse
       sol per parlarli; ma la dea non volle
       ch'io parlassi a colui, che sé estinse;
       ché, se fortuna il ben temporal tolle,
       non lieva però mai d'alcun la spene,
 105   s'egli da se medesmo non è folle.
       --Tu vederai, se tu ammiri bene,
       non tremar nullo, ch'abbia sé ucciso:
       risguarda, ed io dirò onde ciò viene.--
       Però io riguardai con l'occhio fiso;
 110   poi, vòlto a lei, diss'io:--Perché non trema
       qualunque dalla vita ha sé diviso?--
       Ed ella a me:--Quando la spen si scema
       tanto in alcun, che niente rimane,
       colui non ha amor, né anco téma;
 115   ché le paure e l'allegrezze umane
       procedon da speranza e dall'amore,
       che porta l'uomo a vostre cose vane.
       Però, se tutto, amor e spene, more,
       mor la letizia, che da lor procede,
 120   e la paura, e sol ha poi il dolore.
       Il qual il disperato fuggir crede,
       fuggendo sé, e uccide allor se stesso
       con crudeltá, credendo far mercede.
       E, se speranza non avesse appresso
 125   il fren d'alcun timor, cresceria tanto,
       che faria stolto per lo troppo eccesso.
       Cosí il timor, se seco non ha accanto
       dolcezza di speranza, tanto teme
       e tanto vien in doglia ed in gran pianto,
 130   che nol sostiene e sé di morte oppreme;
       ch'ogni timor all'uomo è sí a noia,
       che piú tosto vuol morte che lui inseme.
       Nulla allegrezza e nulla cara gioia
       è tanto dolce, che rispetto a quella
 135   non sia piú amaro all'uom temer che moia.