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CAPITOLO XII

Dove l'autore parla di Flegias e della pena, che cagiona il timore.

     Dietro a Minerva cento passi o quasi
su salsi un monte e pervenni alla cima
a veder quei che temon tutti i casi.
     Lí era un piano, e, quando mirai prima,
5vidi una strada insino all’altra sponda
lunga due miglia, quanto alla mia stima,
     ch’era diamètro nella valle tonda:
quivi saper può bene il geomètra
quanto quel piano intorno a sé circonda.
     10Ne’ semicerchi della valle tetra
anime vidi di fuor della strada,
la qual lastreco avea di nera pietra.
     Ed ognuna dell’alme in alto bada
un grande sasso, che cader minaccia
15tanto, che par che tosto in capo cada.
     Per questo alzata insú tengon la faccia,
temendo che non cada con ruina
il sasso a lor in testa e che gli sfaccia.
     Ahi, quanto punge del timor la spina!
20e quanto affligge il core il mal futuro,
che l’uomo aspetta e quasi lo indovina!
     Pensa, lettor, se stessi sotto un muro,
che fosse per cadere, o sotto un tetto,
e se ’l dovervi stare fosse duro!
     25Pensa se avessi un uom incontra ’l petto
coll’arco teso e fuggir non potessi,
ed ei dicesse:— Tosto ti saetto!—