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capitolo xi 149

     Con pena prima sta dentro alle fasce
e col sudor di colei che ’l nutríca,
30e di colui che poi, vivendo, il pasce.
     Poi che cresciuti son, chi s’affatica
dietro all’aratro e la terra rivolta,
ché non produca spine ovver ortica;
     chi con paura e con fatica molta
35giunge, cercando il mare, alla vecchiezza,
sepolto dentro a’ pesci alcuna volta;
     chi mercatanta per aver ricchezza,
e quel, che con fatica egli rauna,
a chi pervenga nulla n’ha certezza;
     40_et tamen_ senza sonno e posa alcuna
la voglia sempre ha fame e mai non s’empie
ed al piú pasto, piú riman digiuna;
     chi segue Marte e le sue opere empie
facendo sé centauro biforme,
45armato a ferro indosso e nelle tempie;
     chi mangia a posta altrui e vegghia e dorme
sol per aver il rimorchiato pasto,
e va subietto dietro all’altrui orme;
     chi, per sanar all’uom il membro guasto,
50Ippocrate si fa; e chi legista
per vender le parole e far contrasto.—
     Quand’ella dicea questo, alzai la vista
inverso il monte e vidi un’altra gente,
ch’avea la soma di splendor sofista.
     55— Chi son color che ’l carco hanno splendente?
— diss’io a Minerva.— Saria forse quello,
perché si porti piú leggeramente?—
     Ed ella a me:— Perché ’l peso sia bello,
non è però che egli sia piú lieve,
60né dá a colui, che ’l porta, men flagello;
     ché una libra di penne è tanto greve,
non piú, né men quant’una libra d’oro
al dosso che la porta e la riceve.