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capitolo ii 105

     E come quei che han preso alcun castello,
65gridan:— Brigata, sú! il castello è nostro!—
per veder se si leva alcun ribello;
     cosí, usciti dall’infernal chiostro,
Satan e i suoi questo mondo pigliâro:
allor d’inferno uscí il primo mostro.
     70E sua superba sede collocâro
in mezzo il mondo, dov’è il primo clima,
onde l’un polo e l’altro vede chiaro.
     Lá sta la via che al regno mio sublima,
su per la qual nessun può mai venire,
75se colui non combatte e vince in prima.
     Lí stanno i vizi sol per impedire
che verso il cielo alcun insú non saglia
con grandi orgogli ed onte e con ardire.
     Chi come Circe la mente gli abbaglia,
80chi canta dolce piú che la sirena,
e chi menaccia e chi dá gran battaglia.
     Di mille se un passa e anco appena,
viene in contrada di splendor sereno,
di belli fiori e dolci canti piena.
     85Ed in quel pian sí chiaro e tanto ameno
stanno quei ch’ebbon fama di virtute,
benché battesmo e fede avesson meno:
     ché non vuol l’alto Dio che sien perdute
le prodezze in inferno, e senza fede
90vuol che null’abbia l’eternal salute.
     Chi, oltre andando, piú suso procede,
trova nel gran giardin quattro donzelle:
oh beato chi l’ode e chi le vede!
     Tre altre piú divine e vieppiú belle
95ne stan piú su, e con queste sto io,
accompagnata da quelle sorelle.
     Ed in quel loco bel vagheggio Dio,
e veggio il primo artista nel suo esemplo
tra le bellezze del suo lavorio.