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Lungo apri il solco, e colla marra il suolo
Fendi, e le dure glèbe, a lutta lena.
Dà di bipenne al piè dell’ardua quercia,
E strappa l’orno dall’ime radici,
100E in casa ovunque esercitarti adopra;
Gioca al mattin, di palla al vespro gioca;
Fa di sudar in dura lotta, e al salto
Vinci il malor; nè ti seduca un lento
Incessante desio d’ozio e di letto:
105Tu del letto fidar, fidar del grave
Sopor non ti vorrai: nutr’egli il morbo,
E in aspetto di pace inganna, e il cresce.
Nè sfuggir men quanto la mente attristi.
Caccia l’ire, le cure, e tutto intendi
110Di Minerva agli studii, ai carmi, ai cori
Di giovani e fanciulle insiem commisti:
Sol che Vener tu fugga, e i piacer molli,
Fatali in ver, poi ch’odiano il contagio
Le tenere donzelle, e Cipria istessa.
115Poi del vitto gelosa aver dèi cura
A null’altra maggior. — E pria che tutto
Quanti pesci od in fonte od in palude
O nei liquidi laghi àn vita, o in mare,
Tutti gli vieto: pur ve n’à cui l’uso
120Concedo liberal, se l’uopo il voglia.
Bianca, non dura, e non tenace àn questi
Carne, sbattuta fra gli scogli e l’onde.
Tai van pel mar le ficidi e le orate
Splendenti, e i gobii, e del sassoso amanti
125Le perchie: tal dei dolci fiumi in riva
D’erbe pasciuto il ruminante scaro
Solo in fra i sassi. Neppur lodo uccelli
Vaghi di stagni, e d’alte fonti, o d’onde
In cui cerchino cibo: a te diniego
130L’anitra pingue, e l’oca ancor più cruda