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314 TRADUZIONI.

          Dalle balze ov’io m’aggiro,
     Mio diletto amato bene,
     L’aria stessa che respiro
     Messaggera a te ne viene;

          E un sospir la pena mia
     A te reca, e a te l’invia
     Don Chisciotte: a te, mia dea,
     A te, cara Dulcinea.


DA LUCREZIO (libro secondo)

Traduzione dal verso 352 al 367.1


. . . . . . . . .

Ché sovente dinanzi ai simulacri
Splendidi degli Dei cade immolato
Sulle fumanti-incenso are il vitello,
E dal petto gli sgorga un caldo fiume
5Di sangue. Intanto va l’orbata madre
Pei verdi campi errando (e impresse lascia
Del bipartito pié l’orme sul suolo),
Con gli occhi ricercando i luoghi intorno
Tutti quanti, se mai veder potesse
10Il suo figlio perduto; e soffermata
Empie il bosco frondoso di lamento.
Riede frequente a visitar le stalle,
Trafitta dal desio del suo giovenco.
Non l’erbe liete di rugiada, o i teneri
15Salci, non d’alto le fonti cadenti
Ponno il cuore allettarle, e l’improvvisa
Piaga sanar; né la beltà può d’altri
Vitelli gai pei fioriti paschi
Sviarla, e il duolo ristorar: cotanto
20Un che di proprio e al suo cor noto cerca!

  1. Dobbiamo alla cortesia del signor Gregorio Gori la comunicazione di questo squarcio di traduzione foscoliana tolta da un foglio autografo da lui posseduto. — Il Carrer pubblicò anche il principio del Paradiso perduto del Milton, come traduzione del Foscolo; ma noi non l’abbiamo accolto in questo volume, perché quei pochi versi, seppure sono del nostro poeta, ci sembrano soltanto un primo abbozzo.