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ne’ romanzi de’ Caloandri e nelle biblioteche claustrali. Che se nella sua terra natia, e con la stessa sua lingua, non felici seguaci

Ebbe quel dolce di Calliope labbro,


il quale narrò con tanto pianto soave la passione universale dei cuore, solo perché è riferita a scaduti costumi e ad idee celesti poco sensibili; come può l’uomo nato fra popoli da gran tempo usciti dello stato eroico, e sotto il beato cielo d’Italia, imitare la magnifica barbarie d’Ossian, e tentare di trasportarne nelle sue solitudini? Ben io, volando con l’immaginazione a que’ tempi, guido fra le sue montagne quel cieco poeta e siedo devoto su la sua tomba; ma io grido ad un tempo agl’italiani: — Lasciate quest’albero nel suo terreno, poiché trapiantato tralignerà: simile a que’ fieri animali, che, dalla libertà delle selve tratti fra gli uomini, appena serbano vestigi della loro indole generosa. — Ardiremo noi far soggetto di poema quella religione e quelle storie, se il solo dubbio che l’autore viva nell’età nostra, scema gran parte della meraviglia? La poesia non aspira ad accendere soltanto gl’ingegni che hanno l’ésca in se stessi, ma a cangiare