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le virtù domestiche persuadeva a’ mortali, ch’ei le vedeano sì care al ministro maggiore della natura, che in siì poca ora traversava splendidamente l’oceano. Non so se le scienze abbiano cooperato a far meno malvagia o più lieta l’umana razza, ch’io né dotto sono, né temerario da giudicarne. Questo vedo: che, essendo destinate a pochi, ove questi volessero rompere a noi popolo il velo dell’illusione da cui traspare un mondo di belle e care immaginazioni, ci farebbero essi più sovente ricordare la noia e le ansietà della vita, dove niuno va lieto senza il dolore dell’altro. Né mi smuoverò da questa sentenza, se prima non mi abbiano compiaciuto di due discrete domande: Le arti veramente utili sono figlie del caso o delle scienze? E questi chiamati comodi ed utilità, perfezionati dalle scienze, han questo nome per intrinseca qualità o per la nostra opinione?

V. Tornando dunque alla poesia la quale non è per gli scienziati che tutto veggono, o credono di vedere, discevrato dalle umane fantasie, bensi per la moltitudine, parmi provato ch’ella non possa stare senza religione. Nondimeno quel poeta, che volesse usare di una religione involuta da misterj