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dopo tanto sangue civile, di veruna dote fregiato di principe, tranne dell’astuzia di Ulisse, volesse dare, con quelle parole, speranze all’impero di emulare più quel grandissimo macedone che Tolomeo, suo successore. Ma Alessandro diede regni a’ suoi capitani, ed il nipote di Cesare l’ebbe dal valore de’ suoi guerrieri.

La Grecia restituì con le sue rovine le arti e le lettere all’Egitto dopo la schiavitù delle repubbliche, ed all’Italia dopo la caduta dell’impero d’Oriente, col favore della famiglia de’ Tolomei in Alessandria, e de’ Medici in Firenze ed in Roma1. Ma ora appena si degnano di ricordanza que’ greci, che, rifuggiti dopo il decimoquarto secolo a’ veneti ed a’ toscani, portarono agli avi nostri le greche muse e li armarono contro alla signoria degli scolastici.

     Vixere fortes
     Multi! Sed omnes illacrymabites
          Urgentur ignotique longa
          Nocte, carent quia vate sacro.


  1. Leone decimo fu figliuolo secondogenito di Lorenzo il Magnifico; e Clemente settimo di Giuliano, ucciso nella congiura Pazziana.