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116 note. Versi 57 — 58.


Così Purgat. xxii verso 118.

     E già le quattro ancelle eran del giorno
     Rimase addietro, e la quinta era al temo
     Drizzando pure in su l’ardente corno.

Terzina imitata dall’amico mio Vincenzo Monti nel canto iii del Bassville.

     E compito del dì la nona ancella
     L’ufficio suo, il governo abbandonava
     Del timon luminoso alla sorella.

Ma io non ho letto mai concetto più sublime e più splendido di quello del padre nostro Alighieri, Parad. x verso 29 dove chiama il Sole

     Lo Ministro maggior della natura,
     Che del vi’alor del cielo il mondo impronta,
     E col suo corso il tempo ne misura.

Sebbene tale Oraziano mi bisbigliava jer l’altro ch’ei torrebbe d’avere più fatto le due strofe

     Qualem ministrum fulminis alitem etc.

anziché tutto quel canto di Dante. Ma il tempo mio è, pur troppo! quello degli Epicurei, ed il buon gusto è dote sovente de’ letterati cortigiani, il genio degli spiriti generosi.

Grata incola litoribus canop. Ho sbaglialo io scrivendo nell’argomento che la chioma fu appesa al tempio di Venere Zefiritide. Quel tempio era nel promontorio; e qui si parla d’Alessandria dove fu appesa la chioma. Arsinoe mandò Zefiro a trasportare in cielo la chioma, come quella che era stata abitatrice e regina del lito d’Alessandria, e grata del culto degli Egizj. Ma questa lezione fu abbandonata dal Vossio in poi; ch’ei sostituì in loca all’incola, e strepita chiamando la lezione antica