Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. I, 1912 – BEIC 1822978.djvu/13



II

Risposta all’articolo contro il «Quadro Politico» di Melchior Gioia, nel numero lxxix, semestre iv, del «Giornale repubblicano di Modena»

[1798]

[Dal Giornale senza titolo, n.° 101, sabato, fruttidoro, 1798, pp. 307-8.]

Cittadini! — I tiranni tremano all’aspetto della veritá: i popoli liberi l’amano da qualunque labbro ella si parta, e la devono amare, perché dove non v’ha veritá ivi allignano adulazione, menzogna, vizio, tirannide e schiavitú.

Se il Quadro politico del cittadino Gioia, che gli scellerati calunniano perché temono di esser scoperti, che i vili paventano perché tremano nell’idea del potente irritato, e che i satelliti di questi e di quelli vanno ognor censurando, vendendo la lor penna al piú offerente, non avesse scoperti che i mali della repubblica senza additarne i rimedi, sarebbe ancora piú utile di tanti scritti, che addormentano il popolo per fargli sentire piú terribile e non prevista la sua caduta. In questi casi la tranquillitá sarebbe morte. Conosciuti i mali, s’adattano agevolmente i rimedi. Quanti uomini e quanti Stati periscono perché non si sa la cagione della loro infermitá!

Sacro è quel uomo coraggioso, che ardisce mandar dalla sua solitudine una voce di veritá ai rappresentanti d’una nazione oppressa dalle antiche tirannidi, consunta da’ suoi vizi, avvilita dalla superstizione e denudata dalla necessaria ferocitá della guerra. Perché dunque, mentre quest’uomo consacra la sua vita alla patria, incorrendo nell’odio de’ suoi nemici, che pur son