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Or sbuco giá qual nottula di tomba,
ed oltra quella spera, onde la pioggia
descende e per augel rado si poggia,
date mi son le penne di colomba.
Tant’alto salirò, che mi soccomba
chi ha ’l giro di trent’anni, e ’n l’aurea Loggia,
ove ’n se stesso un Trino Sol s’appoggia,
fia tempo ch’ai convito suo discomba.
Quivi non sotto enimma, non per velo
ch’abbia su gli occhi Móse, non per mano
posta al forame di l’eburneo ventre,
non piú a le spalle no, ma in vista piano
l’Altissimo vedrò quanto sia, mentre
si turba entro lo ’nferno e ride il cielo.

MAGNANIMVS TEMPLVM

HOC MVSIS GRIFALCO LOCAVIT