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282 caos del triperuno


Nulla Veronae meretrix Arenae
peior Ancroia reperitur ista,
heu! tapinelli poverique amantes,
ite dabandam,
ite luntani, moneo! Provator
ipse crustarum putridae carognae
ibit in Franzam. Pochi pendit istum [«Pochi pendit» pro «parvi pendit».]
quisquis avisum.

LIMERNO E MERLINO

Limerno. Merlino mio, questa tua foggia di cantare non si domanda «cantare», ma un abbagliare, un muggire, un tonare su per le ripe del Pado.

Merlino. Sonano li pifari su per li argini del Pado.

Limerno. E raggiano, come dice il mantoano, li asini.

Merlino. Tu vòi dunque dire che in questa mia chiusura fra tanti asini io canto?

Limerno. Ed anco peggio ti direi, s'io sapessi.

Merlino. Piú rozzo cantore di lui non saperei io giá mai trovare.

Limerno. Sí, di canto figurato.

Merlino. Cantano forse altramente che di figurato?

Limerno. Lo suo naturale e nativo.

Merlino. Qual è?

Limerno. Canto quadrato, largo, sonoro e molto di gorga, e piú de le volte fannoli drento un strano contrappunto.

Merlino. In qual modo?

Limerno. Con la musica di drieto, la quale mantengono con la eguale battitura de' calzi, non mai alterandovi la misura.

Merlino. Dunque lo asino ha una parte da natura piú de gli altri animali.

Limerno. Come cosí?

Merlino. Che l’asino con due voci in una istessa musica può cantare.

Limerno. Anzi può cantare, sonare e battere insieme.