Pagina:Folengo - Opere italiane, vol. 1, 1911 - BEIC 1820955.djvu/239


selva seconda 233


Santo, poverissimamente nasciuto. Dimmi, uomo, dimmi, animal di ragione, qual umiltade di cotesta maggiore potriasi unqua imaginare? Páronti forse quelli duo animaluzzi vilissimi, fra li quali sul feno lor egli giace, convengano a la omnipotenzia di sua profundissima maiestade? parti ch’un diversorio immondo, un presepio de bovi, la diroccata stanza, lo notturno pellegrinaggio, la freddissima stagione siano al divino trono, a la celeste beatitudine, a le ierarchie d’infiniti spiriti convenevoli e corrispondenti? parti che questa diminutezza d’un infante a la grandezza del criatore e fondatore de l’universo s’adegui? Ma quanto piú di maraviglia prenderai tu, se mai fia tempo che l’instrumenti orribili, li quali con questa croce intorno a lui miri essere portati, tu veda crudelmente adoperati ne la innocentissima sua persona! O gran fortezza di pietade, la quale puote l’altissima giustizia [Pater noster, ut liberaret servimi, tradidit filium.] cosí piegare, che ’l padre, per riscotere il servo, traditte l’unico figliuolo, che avesse ad essere tra gli suoi domestichi un bersaglio di mille onte, ingiurie, bestemmie, derisioni, contumelie, scorni, guanciate, battiture, flagelli, sputi, lanciate e finalmente un vituperoso spettacolo, tra li doi scellerati, su la contumeliosa croce inchiavato! O affocato amore, o benivolenzia verso noi uomini ardentissima! Iddio fassi omo per te salvar, o uomo: offende sé, difende te; ancide sé, vivifica te! O mansuetissimo agnello! Vedi, vedilo lá, uomo, vedi lo tuo salvatore, vedi la via, la veritade, vedi come lagrimoso dal presepio ti mira e guata, vedi come gestisse d’abbracciarti in foggia di caro germano! Egli ben sa che per te, uomo, solo in questa miseria fu dal Padre mandato, discese in terra per guidarti al cielo, s’ha fatto famiglio per costituirti signore! Or dunque chi renderá mai guiderdone a tanto beneficio eguale? qual grazie, qual lode a [«Deus noster purgari homines a peccatis maxime cupit, ideoque agi poenitentiam iubet. Agere autem poenitentiam nihil aliud est quod profiteri et affirmare se ulterius non peccaturum». Lact.] tanto premio? fia forse di oro, di gemme, di porpora, di altri beni temporali cotesto premio? anzi del preciosissimo suo sangue. Con questo ti laverá, ti monderá de le peccata, de le tante scelleraggini; con questo ti pascerá e nudrirá, lasciandotilo, con la carne sua propria, ad essere tuo cibo di vita eterna. Stattene dunque, uomo, nel santo proposito in cui testé amorosamente ti ritrovi; e quando pur sotto ’l gravissimo peso di questa tua carne avverrá che ne