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capitolo ottavo 151


40
E se di queste quattro dubitanze
mi soglierete presto giustamente,
vinti scodelle di busecche e panze
giuro farvi mangiar incontinente.
Ma se con sillogismi ed altre zanze
sofisticar vorrete la mia mente
né rendermi ragion che sia probabile,
vi trattarò da un asin venerabile.
41
Tornate al monastero; ch’io v’assegno
tutta la notte e il giorno a su pensarvi;
assottigliate bene il vostro ingegno,
se ’l vi cale di trippe caricarvi
e non urtar le spalle in qualche legno,
che faccia la pignata smenticarvi;
oltra di ciò, se non la indovinate,
voi non sarete piú messer lo abbate. —
42
Trasse un sospiro tale monsignore,
ch’una correggia si allentò per caso
d’un cotal bombo, d’un cotal odore,
ch’altri l’orecchia, altri s’ottura il naso.
Partesi di vergogna con dolore,
pensando pur se in Scoto o san Tommaso
lo coco suo trovar sapesse forse
quattro dimande stranamente occorse.
43
Nave non stette mai sí sopra porto,
come correa costui sovra pensiero;
e se ’l si vide mai volar un morto,
videsi allor, benché fusse leggiero
ben trenta pesi e men lungo che corto,
fin che pervenne al quondam monastero,
entro del qual par anco si discerna,
fuisse claustrum quod nunc est taberna.