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capitolo primo 9


8
Però Dante, Francesco e Gian Boccaccio
portato han seco tanto, che sua prole
uscir non sa di suo proprio linguaccio;
ché quando alcuno d’elli cantar vole,
non odi se non «buio», «arreca» e «caccio»,
né mai dal suo Burchiello si distole;
e pur lor pare che ’l tempo si perda
da noi, se nostre rime fusser merda.
9
Se merda son le nostre, a dirlo netto,
né anche le sue mi sanno succo d’ape;
date perdono al mio parlar scorretto,
ché in chiaro lume nebbia mai non cape;
e questo voglio ch’a color sia detto,
che chiaman «lombarduzzo mangiarape»:
serbo l’onor de l’inclite persone;
ad altri grido «tosco chiacchiarone».
10
Né alcun di quelli tali m’addimande
di qual autore questo libro i’ tolsi;
rispondo lor, ch’un gran sacco di giande
e duo di fabe in quelle bande accolsi,
ove trovai di libri copia grande,
e parte d’essi aver con meco volsi,
acciò le giande sian de’ pari suoi;
ché assai manco son gli uomini che i buoi.
11
Ma se cortesamente alcun sincero
me ’l chiede, come sempre deve farsi,
ecco la causa, ecco ’l volume intiero
gli arreco, acciò ben possa saziarsi
e chiaramente intenda di leggiero
quai libri falsi e quai sian veri sparsi;
ma non gli faccia mia lunghezza nausa,
ché lungo dir convien in lunga causa.