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le varianti della ciparense 269



Agricola ad suum ligonem

Amo te merito Ligo ligonum
antistes, nitidi minister horti.
Nam quantum est, vel erit, vel ante constat
tot iam saecla fuisse sarculorum
nemo te melius repurgat herbas,
unde tot sata, multiplexque vernat
pubertas holerum, decusque florum.
Tua namque opera nemus virentum
betarum superat, suosque late
dat lactuca dapum quies lacertos,
non est dicere quanta brassycarum
sit vis; dispeream nisi praealtis
se herbae subiiciant pares cupressis.


Conclusio

Quae prius ingenio docili mihi floruit aetas
     magnificae poterat laudis adire iubar.
Decipitur iuvenum sed mens improvvida, quae quo
     saepe decus poscit, dedecus inde refert.
Cum macaronaeae subeunt ludibria vanae,
     tam pudet ut pudeat non puduisse satis1.

  1. L’esemplare della Comunale di Mantova ha, a questo punto, la simbolica vignetta d’un agnello che torna raumiliato all’ovile, col motto «Perieram». Manca invece questa figurazione nell’esemplare della Vittorio Emanuele, recante qui l'explicit, ripetuto poi un’altra volta nell’ultima carta. Ciò significa forse che l’autore volle introdotta la vignetta dell’agnello, quando giá la tiratura della Cipadense era inoltrata. Sarebbe dunque un’altra prova non doversi prender per buona moneta la dichiarazione premessa allErrata-corrige, che gli «errori non puochi della stampa» spiega col «non esservi travenuta la correzione del proprio autore». Il fitto Errata-corrige occupa tre pagine e mezzo. Lexplicit: «Cipadae, apud magistrum Aquarium Lodotam» è fregiato da un ritratto del poeta coronato d’alloro: ritratto non fantastico, forse, perché se non somiglia al celebre busto del Museo di Mantova (esemplato dal Portioli), e tanto meno al ritratto del Folengo preposto all’ed. Amsterdam (Napoli, 1692), mi pare tuttavolta arieggi quello, onde il Terranza adornoò l’edizione mantovana del 1768, desumendolo da un «archetipo», posseduto dai Capilupi, parenti del Folengo (cfr. Studi folenghiani, p. 67).