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in viaggio, non volle pregare per sé e dimenticò di pregare per suo marito. Pregò per il bambino, si offrì per lui. Veramente le sue labbra non dicevano che de’ Pater, degli Ave e dei Gloria; ma l’anima sua era tutta nel bambino, nell’orrore che potesse essere colpito luì, nel desiderio intenso che non soffrisse neppure di questa partenza affrettata, di questo viaggio ancora ignoto, che non perdesse né l’appetito né il sonno, né l’allegria, né ì colori, che le riuscisse di tenergli nascosto ogni aspetto del dolore e del terrore altrui.

Si fece in furia il segno della croce, mise un grande mantello grigio e andò a chiudere l’unica finestra rimasta aperta. Il vento mattutino inclinava e cangiava davanti alla villa l’erbe mature del prato, corso da grandi ombre di nuvole, batteva le pioppe luccicanti del viale d’entrata. La contessa che lo stimava pieno di tradimenti, non ebbe uno sguardo di rimpianto per la pacifica scena famigliare a lei dall’infanzia; chiuse e discese.

Presso allo sportello della carrozza, il Sindaco parlava col conte.