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«Jeh, jeh, jeh!» Il buon sior Toni diede in una sonora risata.

Ma, con suo nuovo terrore, la ragazza, lesta come un folletto, gli spazzò via davanti le cedole e le cartelle della Rendita, gli mise sotto il naso carta, penna e calamaio. «Presto, presto, scriva, scriva» diss’ella.

E lui, docile come un agnello, scrisse sotto la dettatura di lei una lettera ad un «egregio signor maestro» invitandolo, per incarico della signora Ferretto, sua padrona e nonna della contessina Dalla Costa, a venire l’indomani sera col treno delle sei e mezzo a Thiene dove avrebbe trovato un biroccino... «Chi lo manda po?» brontolò il sior Toni scrivendo. «Io» rispose la contessina... «per recarsi a visitare la sua allieva. Avrebbe passato il giorno dell’Epifania in casa Ferretto e sarebbe stato così buono da suonar l’organo alle funzioni della parrocchia («benon, po» sussurrò il sior Toni) e anche poi da metter insieme una piccola accademia di piano (benon, benon, benon) perchè la nonna e la zia desideravano di udire in qualche bel pezzo a quattro mani, la loro cara nipotina (cara po, si po po, tanto po!)