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chè la stanchezza le vince, prendono d assalto il basamento dei grandi pennoni imbandierati di fronte a San Marco: non un posto libero più sulla breve scalinata dove già si sono accoccolati molti popolani: intorno a San Marco, lungo la balaustrata esterna, un altra fìtta ghirlanda umana sta, che chiacchiera o ammira o sogna.

Il sibilo di un razzo. Una stella di fiamma taglia la notte cupa, sale seguita da migliaia d occhi, dallo scroscio di vivi applausi, dal grido di cento bocche, illumina — meteora rapidissima — l'ondeggiare dell'immenso mare umano, sotto il quadrato di cielo chiuso tra il rettangolo delle Procurati e e San Marco, scoppia, scintilla, ricade in milioni di faville d’oro sulle croci d’oro della grande Basilica, finisce, scompare.

Un altro e ancora e altri innumeri: dalla Torre dell'Orologio salgono, solcano la notte, s incontrano, s incrociano, crepitano, muoiono.

Venti enormi torcie di bengala rosso, di bengala verde ravvivano le tenebre: sullo sfondo della strana luce San Marco e il Palazzo sembrano visioni di un mondo fantastico: i marmi tinti dal tempo hanno trasparenza cristallina nel roseo fittizio, nel verde siderale;