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Lo sappiamo — ogni giorno, ogni ora che passano dovrebbero suggerirci il memento severo. Ma i giorni e le ore incalzano tanto rapidamente, clie non danno tempo per le meditazioni malinconiclie — per fortuna! Ci si permette il lusso di riflettere, il lusso di filosofare e di immalinconirci una volta ogni dodici mesi soltanto, appunto quando il calendario segna il trapasso importante, e tutto l'almanacco vecchio è esaurito.



Soltanto, dalla malinconia e dall'amarezza naturali, forse, e giustificabili, sebbene poco saggie, sorge in tutti, in tutti gli uomini e sempre, un senso di ribellione, un impeto di rivolta, che è angoscia della carne incapace di rassegnarsi al suo destino caduco, e che, non potendo rivolgersi contro le supreme, eterne leggi inesorabili, ineluttabili, fatali e tremende, si traduce puerilmente in rampogne amare, in rimproveri severi, in imprecazioni inutili contro il vecchio anno che muore.

Per fortuna il vecchio anno — come il nuovo — nella sua qualità di figlio del Tempo, è naturalmente filosofo e, nella sua imperturbata