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ventato roba da collezione, da museo, da cromolitografìa. La moda ha un abito diverso, non per ogni paese, ma per ogni ora della giornata: non esistono più il «pezzotto» genovese e le «spadine» brianzuole e il corsetto di velluto napoletano e la gonna rossa della fobellina e il «cachemire» della gentildonna piemontese e la mantiglia della dama romana; esistono invece il «tailleur», la «tea gown», la «sortie», l'«habillé» e l'abito da mattino e quello per il pomeriggio e quello da sera e quello diverso per ogni diversa circostanza. La stessa varietà dei vocaboli dice il concorso di tutti i Paesi a formare l'internazionalità sovrana della moda. Il «trotteur», la «sortie», l'«habillé», sono francesi; il «taylor», la «tea gown», inglesi; il «dolman» è viennese; la «blusa» è russa; il «tennis», il «polo», il «footing», americani, come i vocaboli.

Neppure all'arte noi potremmo chiedere 1 nostri modelli. Lasciamo stare la scultura, per la quale non esistono che due modi di coprire un nudo: colla tunica greca e col paludamento romano. La pittura italiana non è molto più varia per quello che concerne l'arte del vestire, on vorremo certo copiare le madonne bizantine dei primitivi! e nemmeno i veli della