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moda è determinata da una quantità di circostanze, che si mutano in altrettanti fattori d’ordine sociale, industriale, commerciale e anche psicologico: — nessuna città, come Parigi, riassume e coordina questi fattori — nessuna potrebbe, meglio della capitale francese, determinare quale sia la foggia di costume che meglio risponde alle esigenze dell'ora. La femminilità del mondo intero lo ha così ben compreso, che da secoli si è piegata senza protestare alla supremazia di Parigi e ha accettato dalle sue labbra il verbo dell’eleganza.

Persino New-York e Londra, che pure potevano contendere a Parigi molti dei suoi titoli ad essere l'arbitra della moda, sono diventate sue tributarie. Che solo fra tutte le nazioni l'Italia cerchi di sottrarsi a questa soggezione indiscussa, è inammissibile. Fare da se è una bella cosa, senza dubbio, ma bisogna poter fare da sè. Ora, di che cosa potrebbe essere costituita una moda italiana? Di elementi tradizionali, no; artistici, neppure; attivi, nemmeno. Continuare la tradizione dei costumi regionali non è più possibile, col carattere di universalità che la moda ha assunto da oltre un secolo. Il costume regionale, sovente pittoresco, spesso artistico, sempre pieno di poesia, è di-