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i loro sforzi, questo supremo: di poter vestir bene. Espressione vaga che secondo l’audacia del desiderio e la portata dello sforzo va dal vestitino tailleur fatto da un buon sarto ai gioielli nuovo stile — dagli scarpini americani o viennesi o francesi alla combinaison di seta e valenciennes — dal busto dritto che sopprime i fianchi, il ventre, i lombi quando la moda impone per la donna la figura efebica, alla cintura elastica breve vertebrata in plumetis quando, come ora incomincia, si permette alla donna di riprendere la sua anatomia normale, ventre compreso — dal cappello mousquetaire con venti centimetri di tesa e cinquecento franchi di piume alla cuffietta di velluto con nastro d’argento che rappresenta il valore di poche lire — dalla camicetta di falsa Irlanda che lasci trasparire il roseo della pelle e quello più intenso del nastro infilato nel tramezzo della camicia alla pelliccia morbida che faccia apparire più caldo il pallore del viso e più vellutata la pelle...

Così. Ma il sogno è in tutte e in tutte è la tensione del desiderio...

Tanto acuta, tanto possente, che quando v è contrasto fra la realizzazione di questo desiderio e le condizioni economiche della piccola crea-