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ma, in sé, non cessa d’essere il più grande di tutti i doni che possan venir largiti a una donna.

Ne siamo tutti convinti, e non è certo l'elogio della bellezza che io intendo di tessere. Anzi, poiché questo dono è altrettanto raro quanto grande, io vorrei trovare, per le mie consorelle in Eva, qualche ragione di conforto nelle considerazioni suggeritemi dai rapporti che possono esistere tra la bellezza assoluta che è la parte di pochissime privilegiate e la felicità che è l’aspirazione naturale di tutte le donne.

Io credo di non ingannarmi asserendo che felicità si traduce per tutte, o quasi, le donne, in un’aspirazione unica; essere amate. Ora, il destino d’amore di una donna, è forse in proporzione diretta della sua bellezza? Assolutamente no. Anzi, io non esito a formulare una dichiarazione che è la deduzione di lunghe osservazioni raccolte: questa, che la bellezza è la qualità meno necessaria per essere amate. Intendo parlare, s’intende, della bellezza assoluta. Certo, una relativa leggiadria che può essere ugualmente grazia, simpatia, armonia è necessaria per suscitare quell’attrazione che è il primo principio dell’amore. Ma questa rela-