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L’essere rimaste in piedi alcune pile del Ponte alla Carraja, di S. Trinità, e quelle del Ponte Vecchio, e l’aver resistito il Ponte alle Grazie, è sicuramente una prova che poca, o punta colpa ebbe l'arrovesciamento e rottura della pescaja alla rovina dei ponti, ma sibbene il legname che otturò le luci dei medesimi, ed il gran carico dell’acqua salita tanto alto, la quale diede un urto alle fabbriche per rovesciarle. Che se detti ponti fossero stati svelti, e di pochi archi, come quello attuale di S. Trinità, non sarebbero forse rovinati, ancorchè non vi fosse stata la pescaja; ed infatti la piena del dicembre 1334 benchè fosse maggiore di quella del 1333, non avendo trovato pescaja, non abbattè nè il Ponte alle Grazie che vi era restato, nè le pile degli altri, nè tampoco allagò la città, perchè il precedente diluvio del 1333 fece abbassare il letto d’Arno da sei braccia, come ci fa sapere il Villani, per lo che doveva essere il Ponte alle Grazie in maggior pericolo, per essere rimasto più sollevato, ed avere maggior carico di acqua, circostanze tutte che ci fanno vedere quanto ne sono profondi i fondamenti.

Nella piena d’agosto 1520 fu portata via dalle acque la pescaja d’Ognissanti, ma non si legge che i ponti patissero in nulla, e già vi erano rifatti.

La piena del 1557, gettò a terra prima il Ponte S. Trinità, e dopo atterrò parte di quello alla Carraja, e notisi che la rovina di questi due ponti, ebbe luogo per le medesime cause della piena del 1269, senza memoria che la pescaja fosse portata via.