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sura chi li condusse?... Ma tralasciando questo argomento sul quale è stato diffusamente trattato da valenti idraulici, e riportandomi allo scopo delle mie riflessioni, cioè all’Arno entro Firenze, dirò: che oltre alle cause in genere accennate per le quali è costretto nel tempo di massime piene inondare la città, ed in stato di quiete a non permettere lo scolo in sé delle acque putride delle fogne, con danno della pubblica igene, avvene altre locali, in parte vincibili, ed in parte da moderare, sebbene compariscano a prima vista senza rimedio.

In tempo di massime piene si presenta angusto il letto del fiume, specialmente dalla terrazza degli Uffizi, fino al Ponte S. Trinità; le luci del Ponte Vecchio sono insufficenti a cavar l’acqua sopravveniente, e per conseguenza sono rimaste basse in molti luoghi le sponde parapetti; la presenza inoltre di finestre e luci diverse che esistono in molte fabbriche che fanno spalla al fiume, permette l’ingresso alle acque; in stato di quiete e di magrezza, l’alzamento dei polmoni sul destro lato del fiume impedisce lo scolo in esso delle fogne, e ne sono causa l’opera avanzata del già ponte sospeso al disopra della pescaja di S. Niccolò, e lo scalo delle travi alla Porticciola poco al disotto del Ponte alle Grazie. Rimediare alle prime radicalmente, non è cosa da proporsi per le spese gravissime, ma sibbene alle altre, con l’alzamento delle sponde, con la chiusura delle finestre, e luci che sopra, concorrendo nel savio sen-