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circa tre quarti di braccio negli anni 1818, e 1819, sopra un progetto dell’architetto Cacialli, altronde valentissimo, come ne fanno fede un biglietto della R. Segreteria di Finanze al Soprintendente Generale delle RR. Possessioni de’ 10 luglio 1818, ed il successivo Rescritto de’ 30 luglio 1819, esistenti in filza N.° 13 registro secondo del 1819, e 1820, nell’Archivio della soppressa Camera di Soprintendenza Comunitativa di questo Compartimento, credo mi sarà concesso osservare e rimarcare, che l’alveo dell’Arno entro città ha subìto delle notabili, e visibili alterazioni.

Per non citare quelle che cadono sotto i sensi di tutti, e che sono specialmente i polmoni o greti, fatti più estesi ed alti fra la pescaja di S. Niccolò ed il Ponte alle Grazie, fra questo ed il Ponte Vecchio, ed i banchi di arena e ghiara, che in tempo di acque magre vengono a scuoprirsi tra il Ponte alla Carraja e la pescaja d’Ognissanti, che qualche anno indietro non si scorgevano fuori d’acqua, mi fermerò su quella striscia di restone, o ridosso, che incominciando dall’angolo che fa il muraglione alla cateratta dei Castellani, si estende fino al Ponte Vecchio, e al disotto ancora di esso.

Quando nel 1819 fu rifondato, e rifatto il terrazzino in testa degli Uffizi sull’Arno, il greto che ora vi si scorge era due braccia circa più basso. Poco inferiormente a quello allorchè nel 1794, o 1795, salvo, vennero restaurate le prime mensole che sostengono a collo le fabbriche lungo la via degli Archibusieri, dal