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— Mio Dio, mio Dio, — mormorò con angoscia, — come farò?...

Si rialzò, fece penosomente teletta, e scese le scale appoggiandosi ai muri. Nella camera da pranzo una delle serve le chiese perchè s’era levata così tardi, aggiungendo:

— Oh,come è pallida, donna Lara! Si sente male? — Lara si provò a scherzare, ma la voce le uscì strozzata dalla gola; ricadde seduta e mormorò: — Rosa, portami una tazza di caffè nero, qui! Mi sento stanca, non so perchè, e non posso camminare. Ah, che caldo!

— Sì, è caldo, molto caldo! Si stanno scatenando raggi di fuoco dal sole quest’oggi. Anch’io sono snervata, e non posso nè pure aprire gli occhi, — rispose la serva; e mentre serviva il caffè aggiunse: — forse lei si è trattenuta alla finestra di notte. Sa, fa male ciò, male...

Lara finiva di bere il caffè e Rosa chiacchierava sempre, allorchè picchiarono alla porta della strada. — Avanti — disse Lara. Entrò una servotta in costume con un giornale piegato in mano e Lara la guardò stupita, perchè riconobbe in lei la serva della famiglia di Mariarosa. Che voleva?

— Buon giorno! — disse la serva, indirizzandosi a Lara dopo essersi accertata che non v’era altri, Rosa essendo uscita; — la signorina Mariarosa le manda tanti saluti, e le chiede come sta.

— Bene, grazie! — rispose Lara sempre più stupita.

— Inoltre la prega di leggere questo giornale, dove è sognato con un lapis rosso.

— Che cos’è?

— Ma... io non so! — Lara prese il giornale e ripetè: Tante grazie, dunque! — Non si degnò di ricambiare i saluti a Mariarosa e accomiatò la serva con un freddo: Buon giorno.

— Che cosa sarà? si ripeteva, spiegando il giornale. Era l’ «Avvenire di Sardegna». Cercò, cercò e alfine trovò due tirate di lapis rosso, appena visibili, ai lati di una piccola corrispondenza da un villaggio del Logudoro, che diceva press’a poco così: «E’ accaduto ieri una grave disgrazia. Al nostro giovine medico Nunzio N*** che in un mese dacchè era ritornato fra noi, si aveva acquistato l’affetto di tutta la popolazione, gli si è esploso il fucile,