28 TRATTATO

Della natura delli cavalli del Regno di Napoli. Cap. XXXIX.


DEi cavalli del regno di Napoli vorrei dir il parer mio sopra la natura loro, ma non mi sò risolver intieramente di parlarne; la causa è, che hoggidì mi pare, che se ne trova pochi, che non siano bastardati, perche non hanno la forza, & animo, che soleano havere pe’l passato; ma tali come sono quasi per l’ordinario non si debbono sollecitare in batterli, salvo, che qualche volta, per far saggio sì del valor suo come per avivargli più del loro solito, facendone poi essi segno con alcun salto nel sentirsi percuotere. Et quando si battono col sperone avertire di non li dar ne fianchi, come fan molti, che si tengono a cavallo co’ calcagni; perche ciò sarebbe cagione, che non si leveriano cosi in alto, ma guizzarebbero avanti; & s’affiacheriano; però la speronata sia nella pancia vicino alle cinghie, non frequentando molto in batterli co’ speroni, ma aiutarli alcuna volta con la polpa della gamba; perche si levaranno più in alto di quel che farebbero sentendosi pungere. L’aiuto del fischio della bachetta è bonissimo, & ancho alcuna volta il batterli con essa da i lati, & la voce parimente è giovevole; perche l’inanima, non però si usi in caval ammaestrato perche non laudo lo strepito della voce in esso. Dee avertire anchora il cavaliere, quando fa saltare il cavallo, che se ben sono pochi li salti; purche siano buoni, s’ha da contentare, anzi questo modo s’ha da osservare, acciò si conservi sano, ne pigli vitio alcuno, & così facendo se li dà ogni dì più luogo d’augmento di forza, & d’animo, operandosi quel, che si disia senza’l mezo della forza, ma si bene con la piacevolezza. Et perche la maggior parte de cavalli gagliardi sono predominati da humore sanguineo, & colerico; però dico, ch’egli è da considerare assai di non batterli molto, acciò non si pongono in fuga, ò farsi ardenti, che cosi operando non si trarrebbe da loro cosa buona. Avertiscasi ancho, che alcuni cavalli danno speranza di fare nel principio gran cose, ma perseverando poi operano tutto in contrario; & fanno più tosto cose da vitiosi, & poltroni, che da sinceri, & forti; però hassi molto bene avertir, & ben confidare, che la forza, & animo loro comporti quanto si vorrebbe facessero; perche alle volte non si pensasse di farli buoni è saltatori & divenessero poltroni, & vitiosi. Raccordand’io di più al cavaliere di stare fermo in sella, perche volendo fare alle volte saltare il cavallo, esso non saltasse à basso. Et parendomi cosa molto necessaria il saper star forte à cavallo ne dirò più avanti alcuni pareri sopra ciò, nel capitolo duodecimo de lo secondo trattato dicendo parimente sopra quello, che hassi ad osservare per lo strepito della voce nel capitolo decimo del medesimo trattato.