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i tre amanti di bella 89



XXI.


                                                  Egli è là steso al suolo.
Il manto ha già le pieghe del funebre lenzuolo,
La faccia ha già composta, quasi, alla pace eterna;
E negli occhi che immobili affisan la lucerna,
Palpitante di fievoli raggi e morente anch’essa
Sembra la arcana calma dell’infinito impressa.
Oh quel raggio di sole, perchè giunse in quel punto?
A quest’ora ei sarebbe un pallido defunto,
Obliante e obliato; sarebbe all’ombre sceso
Da men feroce strale in mezzo all’alma offeso!
Veder l’astro cadere dal suo cielo pudico,
Perder l’idolo, e perderlo per la man di un amico
Che lo strappa all’altare per gettarlo all’alcova!
Oh fu ignobile il gioco, fu d’inferno la prova,
Raggio dal ciel caduto quand’ei, forse presago,
Già avea l’impronte al collo dell’imprecato spago!
E or l’orribile morte pur gli è presso, e nol vuole.
Come ad ebro sospinto in rapide carole,


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