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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/99

80 meditazioni sull’italia letteraria


bri la veste della Madonna sciolta, e la Madonna sembri vestita di cielo rappreso, noi riconosciamo ed apprezziamo Lorenzo di Credi.

26 Gennaio

Questo è dunque un pittore modesto e coscienzioso, che addensa tutta la sua originalità in un colore e la sua bravura nel ricercare venticinque gradazioni di tinte, adoprando per ognuna d’esse un pennello.

Non è forse manifesto che pittori come Mancini, Casorati, o Spadini, irrequieti ricercatori di forme nuove originali, e ognuno per conto suo, nello stile, venuti fuori dai sodi come arbusti selvatici per forza loro, sono più intelligenti che Lorenzo di Credi?

Eppure i loro quadri, esposti accanto a una tavola di Lorenzo, sarebbero da meno.

Ora Lorenzo di Credi ha ben poco merito nell’opera sua, perchè mi par probabile che vivendo oggi sarebbe stato futurista, e neoclassico, come allora fu leonardesco. Il merito ce l’hanno i bottegai, i mercanti, e i signori di quel tempo, i quali senza pensarci obbligarono tutti i pittori a dipingere in una certa maniera, che conosciamo ora come stile del quattrocento, e che fu come dare ai poeti lo schema del sonetto e della canzone obbligandoli a esprimersi attraverso quelle rime necessariamente.

Lorenzo di Credi, pittore privo di iniziative, trovò uno stile nell’aria, un pubblico che glie lo impose