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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/97

78 meditazioni sull’italia letteraria


gli elogi che si tributano al vecchio pittore finiscon sempre per condensarsi in « pulizia di finitezza » — qualità lodevoli, ma ancor troppo generiche perchè bastino a farlo grande.

Venuto dalla scuola del Credi a quella del Verrocchio, dove trovò la compagnia di Leonardo da Vinci e del Perugino, imitó, con qualche malinconico addolcimento peruginesco, Leonardo.

Le sue tavole sono quiete e miti. I soggetti, che non escono dalla pista delle Annunziazioni, delle Madonne in trono, delle Adorazioni, ordinate dai committenti, sono interpretati pacatamente. E non è a dire che pur sottomettendosi ai soggetti dati, un pittore non potesse esprimere, con l’olio purgato dalla noce e stillato sulle tavolette, il proprio animo compiutamente; basta vedere l’Adorazione di Leonardo da Vinci, perchè — nel tragico fluttuare di uomini ridotti alla carcassa vestita d’ombre, e nell’arruffato delirante galoppare di cavalli misteriosi e improvvisamente invasati, vicino a scale lanciate inutilmente in aria con un senso di smarrimento di inquietudine — si indovini un cuore gonfio di sentimenti enormi e ancora imprecisi,; che si svuota in queste figurazioni logicamente prive di senso, cercando tra le infinite forme della natura quelle che hanno una risonanza in lui, come un poeta si ripete ad alta voce certi aggettivi, per vedere se alcuno, nel buio fondo dei sentimenti, provochi una dolcissima voce di consentimento.

Lorenzo di Credi, anima tranquilla, riduce la tra-