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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/89

70 meditazioni sull’italia letteraria


questi ultimi venticinque anni la volontà che l’arte sia unione mistica con l’essenza delle cose; il culto della percezione immediata, dell’istinto; il desiderio che le cose siano presentate nel loro movimento, nella loro penetrazione reciproca, in quella loro decentralizzazione della coscienza che Benda chiama « sensibilità musicale ». Questa indifferenza all’arte che non si occupa dell’anima umana e a quella che non gliela presenta « extra-lege »; quest’odio di qualunque « determinismo », questa « ricerca dell’emozione improvvisa », questa « sete di novità », questa « volontà che la critica, la storia, la scienza, la filosofia siano commoventi; questo panlirismo, questo « antiintellettualismo » infine, non son forse stati le fondamenta ignote e profonde, i sottintesi d’un quarto di secolo? Che siano stati buoni o cattivi, questa è un’altra faccenda: non è meno vero che essi hanno imposto alla produzione dell’epoca nostra, una rigorosa linea di sviluppo. E Barrès, Loti nella letteratura, Maeterlinck nel teatro, Debussy nella musica, Carrière nella pittura e magari anche Henry Bergson, sono forse un’emanazione di questi sottintesi. E’ difficile di distinguere sempre, in che modo Barrès, Loti, Maeterlinck, Carrière, Debussy, e sopratutto Bergson hanno contribuito a dare un aspetto preciso a questi sottintesi di cui erano una meravigliosa emanazione. Ma credo ugualmente che non si può negare, considerando le arti della fine del secolo XIX°, e dell’inizio del XX° la funzione di