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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/79

60 meditazioni sull’italia letteraria


chino i libri francesi, sotto la suggestione dei loro critici, con un metro tutto diverso da quello con cui giudicano gli italiani. Perchè il loro primo istinto, che è di vedere quel che in un libro non c’è, è un pó imbrigliato dallo spettacolo della critica francese, che si strema a mettere in valore tutto quello che in un libro c’è. Ma come si può pretendere che gli stranieri si persuadano della bellezza d’un libro, in cui i critici italiani hanno denunziato tante mancanze? Non così faceva il critico Giorgio Vasari; gli andrebbe fatto un monumento solo quando si pensasse che era pittore e architetto anche lui, e che è riuscito a ammirare lo stesso dei concorrenti.

20 Dicembre

Il pubblico che ammira, che ammira davvero con cuore, con gioia, il pubblico che ha la felicità di ammirare (niente è più deleterio che l’ammirazione convenzionale) è il più grande animatore di una letteratura. Una letteratura direi, anzi, non può fiorire che in un clima di ammirazione. Io credo infatti che fioriscano delle opere da ammirare là dove gli uomini vogliono ammirare delle opere, e che l’ammirazione non sia tanto il premio, come l’incubatrice, lo stimolo dei capolavori.

Giuseppe Rensi ha già osservato quanto c’è di fecondo nella lode. La lode è necessaria all’intellettuale, perchè gli garantisce che ha visto giusto, nel tempo stesso in cui gli inocula di nuovo la grandiosa febbre della creazione. Anche Cicerone aveva